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Premessa

 

      1Il percorso filosofico del Nuovo Pitagorismo fonda le sue radici in quello antico, che noi riteniamo ancora capace di buona linfa.

      2Come scrisse l'Autore della voce "Pitagora di Samo" dell'Enciclopedia Vallardi ed, 1952:

      3"La concezione matematica dell'universo ci appare, prima ancora che come un sistema, come una grandiosa intuizione la quale rappresenta, nella storia del pensiero antico, come un indice di nuove esigenze speculative e una fonte di nuovi problemi e interessi spirituali; e come tale doveva esercitare influssi e suggestioni profonde, non solo nel pensiero filosofico posteriore, ma anche nella vita stessa dei greci…"

       4In coerenza il nostro discorso ha inizio dal pitagorismo delle Scuole post – crotoniate, delle quali le più note sono quelle di Filolao in Tebe e di Teodoro in Cirene.

      5Si tratta di fermare l'attimo storico sul momento della scoperta del numero espresso in caratteri ionici, verso la metà del quinto secolo a.C., che consentì la chiarificazione della religiosità pitagorica e la sua purificazione dall' Orfismo che, comunque, proprio in quanto ridotto alla propria essenzialità (la metempsicosi) avrà ancora importanza per definire ciò che diremo con questo scritto.

                                                              I.

 Filolao.

6L' entusiasmo che suscitò in Filolao la nuova tecnica di calcolo, fondata sulle lettere greche universali, è espresso in questo frammento tradotto da Maria Timpanaro Cardini già citato da noi nella parte quarta di "Filolao", del quale rammentiamo il primo periodo:

7"Di Filolao": L' essenza e le opere del numero devono essere giudicate in rapporto alla potenza insita nella Decade. Grande, infatti, è la potenza del numero, e tutto opera e compie, principio e guida della vita divina e celeste e di quella umana. Senza essa (la decade) tutto sarebbe interminato, incerto, oscuro".

      8Ciò sarà molto importante per chiarire lo spirito del Nuovo Pitagorismo e ci servirà, in seguito, a comprendere anche il problema platonico.

                                                              II.

 La "emanazione".

      9L' atomismo, proprio come lo comprendiamo noi oggi, affiancato alla dottrina metafisica della "decade" pone in rilievo due aspetti della realtà fisica.

      10Da una parte, il campione minimo del tutto universale è materializzato nell'atomo e non pone differenza tra la nostra conoscenza "filosofica" del medesimo e quella che ne avevano Democrito, Leucippo, Epicuro e gli altri atomisti antichi. Tutto si riduce al quanto di materia più piccolo possibile dal quale si sono formate tutte le forme atomiche, che poi sarebbero diventate connessioni molecolari materiali e viventi di altre forme, dalle più semplici. alle più complesse. Si veda il nostro file "Scienza", di Rocco Fedele.

      11Ieri tale conoscenza era soltanto teorica e intuitiva, oggi possiamo costruire la bomba nucleare, mentre la conoscenza della unità della materia non è più una ipotesi, ma un limite scientificamente raggiunto.

      12Dall'altra parte, il campione massimo del tutto è materializzato nell'intero universo, ovvero nella totalità della emanazione. Tutto ciò è intuibile anche da noi moderni e conduce a pensieri trascendenti meritevoli di essere considerati col dovuto rispetto.

      13Pensieri che, verso la fine del sesto secolo a.C. furono anticipati dalla Scuola di Elea.

                                                              III.

 La Scuola di Elea.

      14Si espresse in Grecia successivamente all'Orfismo, la importante religione misterica da cui provennero i riti eleusini. Dall' Orfismo il pitagorismo più antico trasse la prima giustificazione alla necessità della purificazione umana attraverso la trasmigrazione di più vite che, evidentemente, prevedevano una sola anima che le percorresse.

      15Ciò esigeva il corredo di una metafisica giustificativa e di una cosmogonia sviluppata su piano artistico, che includesse la necessità di un peccato originale comprendente la caduta dal Cielo di un'anima già beata che lo rinnegasse, e la necessità della successiva purificazione umana.

      16Orfeo era, si dice, sacerdote di Diòniso, ma di quest' ultimo i pitagorici non raccolsero il culto, e nei loro frammenti non si accenna mai a danze orgiastiche, nemmeno interpretate in senso materno o di allattamento.

      17La Scuola di Elea fu, come si è scritto, posteriore all' Orfismo e, secondo noi, influì più di esso nel giustificare la credenza nella trasmigrazione delle anime in più corpi fisici,  sia nelle scuole pitagoriche post – crotoniate del quinto secolo, sia nella filosofia di Platone.

      18Ne abbiamo i massimi rappresentanti in Parmenide e Zenone, sui quali ci informa, appunto, Platone nei propri "Dialoghi".

      19La Scuola di Elea, attraverso la teorizzazione dell' "Uno" introdusse in filosofia il parametro "Verità".

      20La "Verità", in questo senso, è quella parte del sapere che non può subire modifiche. Ciò, naturalmente, deve avvenire per logica dimostrativa, non per coercizione morale, o fisica. Ad es. in natura, un sasso piò essere modificato, ma non un triangolo rettangolo, o un numero. Chi studia Platone deve cominciare da qui.

      Parla Parmenide:

      – 21"Orbene, io ti dirò, e tu ascolta accuratamente il discorso: quali sono le vie di ricerca che sole sono da pensare; l'una, che "è" e che non può che non sia, e questo è il sentiero della Persuasione (infatti, segue la Verità) l'altra che "non è" e che è necessario che non sia, e io ti dico che questo è un sentiero del tutto inaccessibile, infatti non potrebbe aver cognizione di ciò che non è (poichè non è possibile) nè potresti esprimerlo…"  –

      22Il punto "che non è possibile che non sia" è quello della Verità.

      23Verità che viene rappresentata, idealmente, da una sfera racchiudente in sè l'intero universo (l'emanazione), il quale, nel proprio insieme, è l' "Uno".

      24Si può chiarire questa posizione ricordando che Cicerone nel "De natura deorum" giudicava la sfera delle stelle fisse quale realtà perfetta assimilandola alla dimora delle divinità, opinione già propria dei sacerdoti di Atena al tempo di Socrate, sostenuta molto più tardi, in epoca cristiana, da Simplicio nel "De caelo".

      25Non si deve però attribuire alla Scuola di Elea questo errore di forma. E' vero, Parmenide si pone "dalla parte degli dèi", però sostiene una verità dialettica durevole. La scienza, in quel tempo, aveva questo carattere,

      26A rigore, la sacralità pitagorica (la decade) potrebbe identificarsi nell'Uno, anche se ciò non è espresso esplicitamente. Però, con la differenza che, mentre la sfera parmenidea permane al limite, al confine dell'universo, la emanazione sprofonda sulla terra, ovvero nei luoghi ove, in senso eleatico, la Verità non dovrebbe aver forza di entrare se non nelle forme matematiche e geometriche comprensibili al genere umano.

      27L'uomo pitagorico, tuttavia, è un uomo di scienza e persegue la Verità dimostrata, che lui umanamente trova nel numero e in tutte le forme geometriche sulle quali l' indagine deve fermarsi, perchè "così è".

      28Io, prima e dopo l'ottenimento della laurea in filosofia ho lavorato per quarant'anni nel Consiglio Nazionale delle Ricerche, in istituti di ricerca sul mare, e non vi dico quale gioia segreta ho provato, in un giorno di lavoro, nello eseguire un facile calcolo trigonometrico su un foglio di carta, realizzare una rotta senza servirmi della carta nautica – noti soltanto il punto di partenza e il punto di arrivo come vertici di un triangolo ideale – e poi, dopo un periodo di navigazione in mare aperto, a trovarmi davanti al porto in cui ci si aspettava di arrivare. 

      29Sarò stato anche un ragazzo sciocco, ma provai veramente la sensazione del miracolo.

                                                                IV. 

Eraclito.

      30Nella Scuola di Elea l' Essere perfetto era rappresentato come una sfera priva di imperfezioni, completa nello spazio e nel tempo, e identica in ogni sua parte.

      31Ciò poneva una cesura tra la perfezione teorica e la separazione delle cose limitate, la cui distanza era stata rafforzata dai paradossi di Zenone, secondo i quali l' esistenza della verità temporale sarebbe stata dialetticamente indimostrabile.

      32Il carattere della scienza presocratica era pertanto religioso.

      33Matematica, geometria, astronomia, meteorologia, musica, tutte realtà da scoprire per le verità che racchiudevano in sè stesse. oppure da ritenersi insostituibili strumenti di misura. Tutto il resto, (medicina, architettura, falegnameria, scultura, pittura…) era arte sottoposta alla perfezione, o imperfezione, umana, ove si poteva essere bravi o cattivi esecutori, non scopritori di cose esistenti "di per sè stesse".

      34La filosofia rimaneva ambigua, un po' scienza, un po' moralismo, e ne fa fede Epicuro, atomista e moralista insieme.

      35Sull'altro versante gnoseologico (quello della ricerca sulle cose "passanti") rimane tuttavia eminente la figura del filosofo Eraclito, che precorse il periodo storico – critico che stiamo attraversando, che finirà con la "vittoria" di Aristotele su Platone

      36Eraclito di Efeso (540 – 480 a.C.), sacerdote di Artemide, ebbe un carattere di studioso che oggi si potrebbe definire moderno,  rispetto agli altri studiosi qui nominati (compresi i pitagorici, per il giudizio sui quali si dovrà arrivare in fondo alla lettura).

      37Egli indagò la natura e intuì la formazione della terra dalla "sfera di fiamma" o dal fuoco, cercando poi di indovinare le mutazioni avvenute durante il corso del suo raffreddamento.

      38A differenza degli altri, fu scienziato "del mutamento", conosciuto per il suo motto "tutto scorre", ("panta rhei"), quindi, in opposizione alla Scuola di Elea e a quella pitagorica, indagò il "limitato", cosa che, in seguito, lo avvicinerà esemplarmente ad Aristotele.

                                                                 V.

 La metempsicosi.

      39Ogni studioso che tratti problemi molto antichi (che non riguardino la Bibbia) deve imparare a sbagliare da sè.

      40Così io ora sostengo che a influenzare i pitagorici, ed anche Platone, dal quinto secolo in poi non fu l'Orfismo, ma la Scuola di Elea.

      41Filolao non poteva intendere la sua imperfezione umana come un peccato da dover espiare, ma come naturale ignoranza, e la sua aspirazione doveva essere quella di liberarsene. Ora, la Scuola di Elea gli dava il modo di definire il punto al quale poteva arrivare.

      42Se però la sfera di Parmenide rappresentava una espressione di verità (come la decade, come la emanazione in sè, come l'intero universo…), non si poteva negare che, dentro la sfera, ove il tempo inesorabilmente scorreva, dove la morte era obbligatoria per tutti, la Verità era tutt'altro che a portata di mano.

      43La Verità in quel tempo, sia dalla Scuola di Elea che dai pitagorici, oltre che "vera", era intesa anche come buona e giusta, così come avrebbe dovuto esserlo Dio.

      44Per raggiungerla, pertanto, si trattava di superare un ostacolo (non di scontare una pena), ed era evidente che, per ottenere ciò, una vita non sarebbe bastata. 

                                                             VI.

L' Accademia

      45Per una rapida comprensione dei temi riguardanti l'Accademia platonica e Platone stesso, consiglio ai non professionisti la lettura  del testo: "Quindici lezioni su Platone", del prof. Mario Vegetti (Giulio Einaudi 2003) e "Platone" (Mondadori 2008), reperibile anche nelle edicole. Per un approfondimento maggiore, consiglio sempre le biblioteche e, secondariamente, Internet.

      46L'Accademia fu fondata da Platone all'interno del giardino pubblico ateniese dedicato all'atleta Accademo, verso il 387 – 385 a.C., insieme a un tempietto dedicato alle Muse entro il quale Platone stesso fu deposto quando morì, nel 347 a.C.

      47Vegetti riporta la scritta presente sul portale d'ingresso: "Non entri alcuno che non sia geometra", aggiungendo:

      48"E se, in effetti, la frase può essere considerata leggendaria, tutt'altro che leggendari sono il ruolo decisivo che la Scuola assegnò agli studi matematici e il primato assunto nel loro ambito dalla geometria, per il suo sapere esemplare; tanto per il suo valore epistemico, quanto per il riferimento ad una ontologia "ideale".

      49La matematizzazione accademica della filosofia sarebbe stata denunciata da Aristotele con parole severe:

– 50Per i filosofi, adesso, le matematiche sono diventate "la filosofia", benchè dichiarino di occuparsene in vista di altre cose (Metafisica 1. 9) dove queste cose sono (scrive Vegetti) senza dubbio la dialettica, l'etica e la politica, secondo le prospettive della "Repubblica". (Lezione 14).

      51Abbiamo già scritto in questo sito che il pitagorismo in Magna Grecia finì come conseguenza della discesa di Annibale in Italia, principalmente a seguito della caduta di Taranto.

      52Nella fase storica che interessa il nostro discorso, il pitagorismo finì con la morte degli ultimi caposcuola, fra i quali il più celebre fu Archita, che intervenne a salvare Platone dalle proprie disavventure siracusane. 

53Successivamente al terzo viaggio, numerosi furono i pitagorici che parteciparono, dalla parte di Dione, alle lotte contro Dionisio II., nelle quali scorse anche parecchio sangue.

      54Sia Dione che Dionisio il giovane erano stati allievi di Platone e morirono di morte violenta, come narrano Plutarco (Dione 22) e Diodoro Siculo (XVI 6 – 91).

      55La figura di Platone è sempre stata discussa in senso culto, entro i suoi "Dialoghi", ma fu controversa, in senso anche molto severo, per i suoi scritti posteriori, la "Repubblica" e le "Leggi". Suscitò, come è noto, la riprovazione di Kant, e ancora oggi, da alcuni, la "Repubblica" è considerata un testo di criptocomunismo.

      56In ogni modo Platone non fu ne' un Licurgo, ne' un Solone, i quali legislatori seppero dare alle loro città quelle particolari impronte di originalità civile che le caratterizzarono per secoli.

      57Atene, prima della vantata democrazia (che fu, comunque "democrazia degli antichi") praticò, molto più di Sparta, una politica da "piccolo impero", che fu biasimata da Pericle.

      58Sparta, sino ad un certo momento storico, fu una buona monarchia provvista di contrappesi legali efficienti. Guerriera, ma difensiva (a parte la invasione della Messenia).

      59Dopo la guerra del Peloponneso tutto degenerò ed anche Sparta (vincitrice), proprio per questo motivo,  imboccò la via della decadenza.

      60Platone, si pensa, anche quando avesse ottenuto successo a Siracusa, avrebbe prodotto, al meglio, una tirannia illuminata, con troppe leggi obbliganti, anche perchè il naturale della città era diverso.

                                                               VII.

Aristotele.

      61Fu discepolo di Platone, membro dell'Accademia dalla quale si distaccò fondandone una per conto proprio, nota col nome "Scuola peripatetica".

      62Indagò su tutto lo scibile esistente raccogliendo anche molte notizie di natura storica sui pitagorici, delle quali si occupò la Signora Maria Timpanaro Cardini lamentando  la perdita di numerosi frammenti.

      Ne cito brevemente uno:

      Aristotele (Metafisica A 5, 985. Cfr. T.C. pit. 3*).

      63"I filosofi chiamati pitagorici, essendosi applicati allo studio delle matematiche, per primi le fecero progredire e, approfonditisi in esse, si formarono l'opinione che i loro principi fossero i principi di tutte le cose esistenti. E poichè dei principi matematici i primi sono per natura i numeri, e nei numeri essi credevano di scorgere molte somiglianze con ciò che esiste e diviene, più che nel fuoco, o nella terra, o nell' acqua, così, ad es. una certa proprietà dei numeri era per loro giustizia, un' altra anima, o mente… vedendo poi che, in ogni cosa tutta la natura sembrava assimilarsi ai numeri… furono indotti a supporre che gli elementi dei numeri fossero elementi di tutte le cose esistenti, e tutto quanto il Cielo fosse armonia e numero…"

      64E pur muovendo perplessità per un tipo di sapere che lui non condivideva nel metodo, mostrò sempre grande rispetto di tale cultura antica e rimproverò a Platone di manipolarla e confonderla.

      65Per ciò che interessa il presente file, Aristotele fu, soprattutto, un filosofo di stampo moderno che indagò le scienze naturali anticipandone e favorendone il futuro progresso. Dopo di lui la cultura del mondo prese strade di natura diversa da quelle battute dalla cultura precedente, la quale noi oggi chiamiamo  "presocratica".

      66La collocazione gnoseologica di Aristotele, dal punto di vista pitagorico lo accosta ad Eraclito, distinguendolo dagli studiosi eleatici e pitagorici proprio per il carattere della sua scienza, rivolta alla indagine sul "limitato".

      67Vegetti riferisce che, comunque. anche nell'Accademia si eseguirono le prime indagini tassonomiche su vegetali (cavoli e simili) per stabilirne eventuali differenze di forma e scoprire variazioni che in futuro sarebbero state definite "famiglie", "generi", "specie".

      68Se teniamo per fermo lo spartiacque "Aristotele" (invece di "Socrate"), allora potremmo dividere la storia della cultura occidentale in pre e post ellenistica, cosa, del resto, che fu già proposta in Germania nell'inizio del '900 (v. note a Filolao, 1.). 

                                                            VIII.

 Ricapitolazione.

      69Converrà comunque fare una breve ricapitolazione del momento culturale entro il quale, in quel tempo, si trovava il mondo.

      70La Scuola di Elea ed il pitagorismo del quinto secolo a.C. introdussero nella cultura occidentale il concetto dialettico, e poi la prova geometrico – matematica della esistenza (nella intelligenza del mondo) del parametro "Verità" che entrambi sacralizzarono nelle ipostasi dell' "Uno" e della "Decade".

      71Platone ne fu toccato e ne trasse la propria "visione del mondo" che divideva la realtà in una parte "vera" e in un'altra "illusoria" dalla quale trasse la sua "dottrina delle idee" che io qui non mi azzardo a riassumere.

      72In breve, ci si accorse allora che la mente umana è capace di trattenere in sè – insieme – concetti di forme astratte e nello stesso tempo concrete e calcolabili, indifferenti al tempo e allo spazio.

      73Ciò però cozzava con l'idea popolare del "divino", che allora era identificato attraverso la idealizzazione di uno o più personaggi superumani buoni o cattivi, o entrambe le cose,  che in genere sovrintendevano alla vita di uno Stato, di una città, di una etnia, di una o più tribù.

      74Il concetto giustificatore di tutto il paganesimo pre elllenistico era questo:

      – 75Nasce l'erba? – Cè un dio sottoterra che spinge per farla crescere.

      – 76Cade la pioggia? – C'è un dio che provvede a ciò.

      – 77E' morta una persona? – Ci pensa Persefone.

      78E così via, con una straordinaria produzione artistica proveniente, oltrechè dal clero, da cantastorie ambulanti che ritroviamo nella più alta poetica greca, ad iniziare da Omero, per finire con gli amici nei banchetti di Socrate, e con Socrate stesso quando, nell'ombra di un salice, improvvisava le sue preghiere al dio Pan.

      79Gli dèi, in quel tempo, eravamo noi stessi, offrivamo loro, attraverso sacrifici, tutto ciò che avremmo voluto desiderare per noi stessi, chiedendone in cambio un favore corrispondente.

      80Naturalmente, tutto fu sempre regolato dal clero professionale, perchè, lasciata libera a sè stessa, la mente umana chissà quali guasti avrebbe potuto combinare.

      81Dei filosofi?  Zeus ce ne scampi.

      82Così, quando Aristotele si mise a fare ricerche sul "limitato", ogni diffidenza provvisoriamente si calmò, e la civiltà umana cominciò a prendere una strada diversa.

      83Siccome però i filosofi pre ellenistici continuavano a tenersi le loro ragioni anche dopo morti, si proseguì, nel popolo, a vivere come si viveva prima, ovvero, privi di Dio ma desiderosi di esso, in una continua contraddizione esistenziale.

      84Intendo, se Dio c'è, e noi siamo tutti suoi figli, resi tali dal riconoscimento della emanazione comune che ci ha creati, allora la mancanza di una provata identificazione dialettica con Lui, sebbene non cancellava l'idea di Dio dal mondo, rendeva tuttavia tutto il genere umano contraddittorio a sè stesso.

      85Ciò perchè dai vecchi filosofi Dio non era personalizzato, ma inteso soltanto per la sua propria potenza. Ora, però, i vecchi filosofi erano morti, e Aristotele non si curava di Dio, ma del "limitato".

      86Che cosa intendeva Diogene il cinico quando affermava: – Cerco l'uomo?

      87Perchè i pitagorici ritenevano che ci volesse la successione di più vite per ottenerlo?

      88La concezione pitagorica dell'uomo era armonica ed equilibrata. Tutto ciò, a nostro avviso, è fondamentale per la comprensione della cultura occidentale dal periodo post ellenistico ai giorni nostri.

      89Dispersa l'Accademia (dal punto di vista pitagorico) il concetto armonico di "uomo – umanità" si perse in favore di "uomo reale", concreto, unico, responsabile di sè stesso,

90Questo piace di più, non c'è dubbio, ma sottintende un tranello.

      91Ripensando al noto incidente capitato a Talete: non soltanto guardando in alto si può cadere nel fosso, ma anche guardando in basso si può andare a sbattere contro un palo.

      92In breve, la terra non fu più considerata un passaggio ideale attraverso un "limitato" solo percorrendo il quale il genere umano, nato selvaggio, sarebbe potuto tornare a Dio.

      93Si possono idealizzare almeno due momenti storici che possono essere considerati "centrali" per il trapasso dal vecchio al nuovo nella cultura occidentale, e sono: la scissione dell'Accademia platonica, realizzata da Aristotele, e la rivolta dei paggi di Alessandro Magno, episodio che evidenziò tragicamente il problema della doverosa genuflessione al Re.

      94Non aggiungo le date, che sono scorrevoli e potrebbero interessare anche altri episodi, secondo altri studiosi, ad esempio Socrate che però, secondo me, morì troppo presto.

      95Da quel momento, passata la metà del quarto secolo, tutta la cultura dell'Occidente, che prima era almeno libera di esprimersi (almeno a livello culto) dovette da ora inchinarsi tutta al potere assoluto.

      96Aristotele  mai ebbe  l'intenzione di fare dimenticare al mondo il pitagorismo. Anzi, lui rimproverò a Platone la contradditorietà ad esso, e la Signora Maria Timpanaro Cardini lamentò la perdita di scritti aristotelici molto importanti dai quali avrebbe potuto trarre frammenti utili.

      97Dopo gli avvenimenti quivi descritti il pitagorismo non avrebbe potuto avere più ragion d'essere proprio in quanto il suo valore "uomo – umanità" stava scomparendo dalla cultura, sostituito dal velore "uomo – totalità di sè".

      98L'uomo moderno, sia grande che piccolo, diventava ora proprietario  della propria nascita e responsabile della propria morte; giocava tutte le sue carte nel corso di una sola vita della quale doveva rendere conto per l'eternità dei secoli.

      99L'uomo grande e l'uomo piccolo erano "essi stessi", non più "di passaggio", e ciò è stato tutt'altro che privo di conseguenze, sia civili che religiose.

100Ripeto, da ora un poi Dio continuerà a vivere ugualmente nel cuore degli uomini, ma sempre in maniera contraddittoria.

      101Le grandi religioni monoteiste non sono nate da indagini di filosofi, o di scienziati tranquilli, ma da grandi battaglie, come quelle sostenute dai Maccabei, quelle di Maometto, ed anche Gesù, ammesso che sia storicamente dimostrabile, è arrivato a noi a seguito di una grande tragedia personale.

      102Vorrei chiarire: la discussione su Cristo c'è, ed io non vorrei ignorarla, pertanto giudico questa la migliore posizione da prendere: il cristianesimo esiste e, filosoficamente la responsabilità della sua esistenza va data agli evangelisti (siano nati quando si vuole), dei quali personalmente io ne riconosco il valore morale.

      103Al tempo della battaglia di Ponte Milvio (Costantino) nell'impero romano almeno tre religioni si contendevano il favore dell'imperatore (qualunque fosse) e quindi il potere assoluto, quella cristiana, quella di Mitra, quella militare di Ercole.

      104Più tardi, l'imperatore Giuliano avrebbe potuto riabilitare la vecchia tradizione, ma morì durante una spedizione militare in Persia ancora nel pieno delle sue forze.

      105Si parla molto dell'imperatore Giuliano e del neoplatonismo rappresentato in quel tempo da Plotino. Non starò qui a discuterlo, però si deve accettare che tutto sfumò nella "religione" dei misteri.  E non possiamo dare a Giuliano fiducia di uomo al di sopra del proprio tempo, quando lo vediamo compiere, per propiziarsi una guerra, un sacrificio di cento buoi.

      106Delle falsificazioni "misteriche" del neopitagorismo, non ne scriviamo.

      107Anche il neoplatonismo rinascimentale finì nel vacuo, ma non pretendiamo troppo dal nostro file.

108Giudico il lettore di questo sito abbastanza colto da non avere bisogno di esempi storici che gli dimostrino la contraddittorietà del mondo, intendo, sino ai tempi d'oggi.

 

                                             CONCLUSIONE

 

      109Noi continuiamo a sostenere che, dalla fine della seconda guerra mondiale, l'etica della vita umana è stata modificata strutturalmente dal grande sviluppo della tecnologia che ha comportato le conseguenze della bomba termonucleare, della internazionalizzazione del capitalismo, della aumentata velocità della comunicazione umana, sia tecnologica che antropologica.

      110Tutte cose che hanno prodotto profondi cambiamenti su usi e costumi dei popoli, creando purtroppo anche grande disorientamento, prodotto dal fatto che, se sino a ieri il mondo aveva accettato di vivere nella contraddizione. oggi non lo può più, sia per i grandi pericoli che corre, sia per essere ancora troppo diviso, conseguenza dell'aver rinunciato alle radici della propria cultura filosofica, che non è solo un prodotto dell'Occidente (anche se le grandi scuole filosofiche presocratiche certamente lo sono).

      111Però, se si vuole discutere di cultura umana, allora le radici sono molto più profonde e riguardano tutte le più antiche civiltà del mondo, in confronto alle quali l'Occidente è bambino.

      112Ribadiamo la nostra convinzione dell'utile che ne avrebbe l'umanità a recuperare la cognizione di Dio, dimostrabile in senso dialettico e libero.

113Per chiarire: fuori dalle costrizioni religiose attuali (che sono mondiali).

      114Confido che, almeno l'apporto dato alla civiltà dalle due grandi Scuole presocratiche, pitagorica e di Elea, sia riconosciuto attuale, e utilizzato.

 

      Enrico Orlandini   

      16 gennaio 2010

 

 

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