Want create site? Find Free WordPress Themes and plugins.
Raffaello: Scuola di Atene.
Enrico Orlandini

 

PREMESSA

Ci si propone di ottenere, in termini conformi alle conoscenze scientifiche attuali, una ricostruzione della teologia pitagorica coerente alle indicazioni originali già qui esposte nei testi "Filolao" (1-4) e "Quaderno pitagorico".

E' importante considerare che il pitagorismo, per sè, mai ha costituito, o ha voluto rappresentare, una religione (salvo l'orfismo), sia nelle Scuole antiche post – crotoniate, sia nei membri pitagorici dell' antica Accademia platonica; bensì una teologia filosofica, a nostro avviso equidistante dalle maggiori religioni del mondo d'oggi.

 

DIO 1.

L'universo, così come lo conosciamo in termini astronomici e naturali, è inteso dai pitagorici quale emanazione di Dio (come scrissero anche i filosofi greco – romani Plotino e Porfirio suo allievo, ed altri).

Essi diedero carattere sacro alla emanazione, e al numero ionico greco, utilizzato da verso la metà nel V sec. a.C., che ne consentiva l'indagine.

Dio è quindi, secondo i pitagorici, al di là dell'emanazione, inconoscibile se non in termini di  infinita potenza. Esso, nell'inizio, si presenta come materia e vita selvaggia, e solamente dopo – attraverso l'evoluzione – diventa Nous, ovvero comprensibile all' uomo.

Tale comprensibilità, che fu patrimonio dell' uomo greco per non più di due secoli (nel sesto e quinto a.C.),  scomparve subito per cause storiche note che sarebbe qui troppo lungo riepilogare.

L'infinita potenza oggi può essere definita Dio, Geova, Allah, (Nirvana, nel luogo), o semplicemente materia, o come si vuole, partecipando essa di tutte le filosofie e religioni del mondo.

Parmenide la definì l'Uno, intendendo una cosa sola fra Dio e la sua emanazione.

 

DIO 2.

La percezione (poi comprensione) di Dio si formò nel genere umano, sia attraverso la dimostrazione fisica della materia, sia inerte che vivente (il monte, il fiore, la nascita di un bambino, etc…) sia attraverso la comunicazione diretta di ogni individuo con Dio (la preghiera), comunicazione individua che dipende dal grado di evoluzione spirituale, dalla educazione ricevuta, dal costume, dalle tradizioni, dalla zona geografica di nascita, etc…

 

DIO  3.

Quindi Dio esiste sempre, in qualsiasi momento della evoluzione biofisica.

Se anche il dinosauro, o il mammut, (e così alcuni uomini) non possono avere la percezione di Dio, tuttavia Dio esiste sempre, in qualsiasi età, o situazione storica e sociale lo si voglia collocare.

 

NATURA 1.

Come dimostra la scienza, l' emanazione universale, almeno così come è avvenuto sul pianeta Terra, si è manifestata gradatamente, dalla sfera di fiamma al suo raffreddamento, allo sviluppo delle varie forme di vita vegetale e animale, sino alla manifestazione (per gradi) del genere umano.

Quindi una teoria dell' evoluzione (più o meno puntualizzata e aggiornata) dev'essere accettata in teologia.

 

UOMO  1.

Essendo ogni persona fisica parte della emanazione, non è ammesso ad essa il "possesso" di Dio in modo improvabile (Dio mi ha detto, Dio mi ha ordinato…) poichè tali presunzioni di potenza, ancorchè spesso portatrici di  meditazioni e comandamenti utili, (dei quali sono responsabili le religioni) possono condurre un individuo a ritenersi possessore di Dio, e quindi al di sopra di ogni valore morale. L'uso di Dio nell'arte di governo è un tipico, come dimostrano, sia nell'antico che nell'attuale, tutte le stragi compiute in suo nome.

Eventuali comandamenti a carattere universale: es. "non si mangia carne", "non si beve vino", "si digiuna", "non si mangiano le fave", etc., nulla hanno a che vedere con Dio. Altrettanto dicasi per "baciare l'anello", o la mano, o farsi baciare. Tutto ciò nulla ha a che fare con Dio.

Il rapporto pitagorismo – religione è quello che passa tra "filosofia libera" e religione. Nessun filosofo liberale riterrà mai di togliersi dalla religione nella quale è nato, per il solo fatto d'esser filosofo.

Libertà, per i pitagorici significa "rispetto per la totalità della emanazione".

Ogni filosofo che crede in Dio sa che la preghiera è individuale, per cui non rifiuterà mai di entrare in una chiesa, o in una moschea, o in un tempio purchessia.

La "forma" di avvicinamento a Dio che ogni religione manifesta: (es, il mangiare il pane, o l'inchinarsi), possono essere accettate (senza obbligo), così come può essere prescelta la preghiera privata.

"Forme" che non presuppongono l'avvicinamento a Dio (come appunto il baciamano o il digiuno), nulla hanno a che fare con il discorso teologico.

L'emanazione rende tutto il genere umano figlio di Dio in ugual modo. Pertanto la teologia pitagorica non divide gli uomini in buoni e cattivi (rispetto a Dio), ma soltanto rispetto alla legge del mondo nel particolare momento di vita che ognuno sta attraversando.

  Gli usi pitagorici del sodalizio, che oggi si ricordano, non erano sacralizzati. Erano regole di convivenza interna, più o meno razionali.  Ognuno può darsi regole per sè, ma dovrebbe non poterle imporre, sia pure ad un piccolo gruppo. Possono accettarsi gli ordini dietetici di un medico, quando se ne riconoscano i benefici. E poi, in questo campo, molto è legato al clima nel quale si vive.

 

UOMO 2.

Tutta l'emanazione è potenzialmente calcolabile, e nei pitagorici ciò è espresso nella sacralità della decade (0, 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9) o della Tetractys (1+2+3+4 = 10), simbolismi concreti di numeri fondamentali, dalla combinazione dei quali si può calcolare ogni cosa. Naturalmente, nello sviluppo dei tempi storici.

Comunque, la sacralità. in sè, non riguarda il numero, ma la totalità della emanazione. Il numero rimane un simbolo, uno strumento conoscitivo.

 

UOMO  3.

Nella logica della emanazione (e quindi del materiale proveniente da un' unica fonte di potenza – che sia definita Dio unico, o meno ), tutti gli esseri umani, indistintamente da razze e religioni, (o non religioni) sono giustificati, anche se non si può pretendere, forse, fra loro, "amore" (sentimento astratto quando imposto). Si può pretendere, però, "comprensione" reciproca, e quindi almeno la ricusazione dell'odio, e quindi della guerra.

Non si può, però, eliminare la guerra, se non per accordo globale.

 

UOMO  (METAFISICA  1.)

L'umanità è legata a numerosi problemi metafisici, esistenti, sebbene non risolvibili scientificamente. Uno di essi è che nessuno si comanda alla nascita e che si può nascere bianchi, neri, rossi o gialli, maschi o femmine, o senza un modello prescelto di religione, o di filosofia, o di visione del mondo. Senza merito e senza colpa di già in partenza.

Si può nascere da una famiglia colta o da una ignorante, da una coppia di alcolizzati, o di probi, da individui ignavi, o molto attivi, o come ci capita. Si può nascere già drogati, o in perfetta salute, già potenziali campioni del mondo o potenzialmente predestinati al carcere. Il cosiddetto "imprinting educativo", ed anche i geni, decideranno del nostro carattere profondo e spesso del nostro destino. "Destino" inteso non come parola astratta, ma come nostra probabile collocazione futura nel teatro della vita,

 Una giustificazione comunque, c'è.

Ad esempio, il problema della responsabilità delle azioni umane dovrebbe essere risolto sulla Terra, non rimandato nel Cielo ove una persona, magari vissuta in ambiente moderno e liberale. potrebbe pensare di potersi trovare ad affrontare un processo primitivo, con un Dio giudice, meno attuale di Nabucodonosor, che in realtà, avendoci fatti nascere al di fuori della nostra volontà, dovrebbe sentirsi  il primo responsabile di noi.

Per conseguenza logica sia l'inferno che il paradiso, fine a sè stessi, dovrebbero essere considerati ingiusti.

Giustzia vorrebbe che i peccati commessi da ognuno, per quanto gravi, fossero scontati sulla Terra da persone poi indotte a prenderne coscienza. Perchè ogni sofferenza per colpa dovrebb'essere  sopportata e capita  da colui che la vive, compresi la inevitabile sofferenza innocente ed il dolore per malattie.

Tutto ciò, per essere realizzabile, dovrebbe richiedere, però, più di una vita, ed alla fine Dio dovrebbe venire a noi come padre giustificatore di tutti.

Questo discorso, fatto tutto al condizionale, per i pitagorici antichi rappresentava un problema di fede.

Rapportando il problema ai tempi nostri, non è tuttavia errato che oggi una teologia parli al condizionale quando onestamente ricerchi Dio secondo scienza.

Se la si rapporta poi al fine ultimo, la vita può essere paragonata, senza offendere la nostra capacità di limitato libero arbitrio, anche a un teatro dell'arte.

Un solo comandamento sembra lecito: Nessun essere umano dovrebbe potersi rendere proprietario di un altro essere umano, essendo tutti ugualmente partecipi dell'emanazione.  Ogni società dovrebbe rendere l'individuo libero di partecipare alla perpetua costruzione della propria legge e su  essa fondare la morale civile.

La morale comune, nel momento in cui viene pensata, è un misterioso indotto della mente profonda (tutti vogliamo, per natura, giustizia, verità, equità…) propria di  tutti gli uomini del mondo, a qualsiasi continente appartengano.

Non si realizza perchè il mondo è contaminato da un ideologismo astratto (o da un praticismo contraddittorio) che cerca soltanto il bene per sè. Il superamento del valore del "limitato" è molto difficile da realizzarsi, nonostante esso, storicamente, abbia sempre procurato grandi dolori ai popoli.

Scopo della vita non è soltanto quello di ottenere, per ognuno.  "il bene per sè", sia in ricchezza che in salvezza, ma di realizzare un bene sociale duraturo fondato sulla maggiore mobilità possibile delle classi sociali, sul superamento della limitatezza dei gruppi… ed anche degli Stati… perchè noi stessi dovremo vivere nell'avvenire che ci stiamo preparando.

E, per quanto si sia fortunati, non si può essere completamente felici vivendo insieme a gente infelice.

Fuori da questo concetto non si trova un riscontro pratico coerente del valore dell'onestà.

Il progresso civile necessario ad ottenere ciò è stato già raggiunto e può essere realizzato attraverso il perfezionamento delle libertà e delle leggi esistenti.

"L'uomo delinquente" così come lo definiva il Lombroso, è colui che  portando in sè, dalla nascita, istinti primitivi, si sente per indole, proprietario del prossimo, e a ciò aggiunge un carattere propensivo alla crudeltà.

Per i pitagorici il recupero umano è opera divina e può avvenire soltanto attraverso la ricostituzione di nuove vite.

 

UOMO  (METAFISICA  2.)

La morte, metafisicamente, non può togliere l'individuo dal mondo, poichè l'oggettivazione sul cadavere di colui "che continua ad esistere pur non sentendo più niente" è un assurdo scientifico già conosciuto in epoca romana, e presocratica, ed egizia, e molto prima, sul quale converrebbe riflettere.

In altre parole, un morto "che non sente più niente" esiste lo stesso. Questo assurdo è la contraddizione dell'ateismo, secondo il quale tutta la teologia possibile si limita al Dio con la barba.

Negando (e quindi assolutizzando) il Dio con la barba, si fa capire che l'unico Dio veramente esistente sia quello. E quindi lo si rafforza. Questo è un punto di debolezza dell' ateismo.

 

UOMO  (METAFISICA  3.)

Secondo l'antico pitagorismo la provenienza orfica giustificava la metempsicosi e il rinnovo della vita umana (e animale) attraverso l'anima intesa come il motore di un corpo formato in sè di materia inerte. Praticamente attraverso lo sperma, portatore di geni… e anche questo è un pensiero metafisico che si accosta forse, abbastanza, alla antica religione di Diòniso, per la quale tutto il problema sessuale, in quanto riguardante le nascite, è permeato di sacralità.

Più tardi il Buddha giustificò tutto ciò predicando un lungo perfezionamento individuale portato per gradini di evoluzione spirituale (con possibili recessioni) dal mondo animale al nirvana. Ciò, però, non è dimostrabile scientificamente.

Secondo una concezione scientifica moderna (ed anche antica), nello stesso modo in cui si è nati una volta si può nascere anche altre volte, sebbene non vi sia in tutto ciò un riscontro provabile se non a livello di intuizione.

Però, lo stesso desiderio umano di perfezione, quello che Kant definiva "la legge morale dentro di noi" dovrebbe poterci fornire una indicazione.

Purtroppo, non si può andare più oltre.

 

UOMO  (METAFISICA  4.)

Secondo un pensiero religioso diffuso, l'umanità non avrebbe il potere di morire individualmente a sua scelta. La percezione lucida del mondo deve rimanere sempre in qualcuno.

La meditazione sulla reincarnazione dovrebbe però accettare l'anima soltanto a livello di motore di un corpo altrimenti formato di sostanze inerti.

Universalmente deve valere soltanto l'intelligenza di Dio, che ci ha costruiti lentamente attraverso l'emanazione, e al quale tutti dobbiamo tornare.

 

UOMO  (METAFISICA  5.)

In sintesi, l'individuo umano può realizzarsi completamente, secondo la esperienza pitagorica, soltanto attraverso la successione di numerose vite.

Errori, dolori, punizioni, purificazioni, compensi, gioie, si armonizzano attraverso lo scorrere di un piano divino.

La desiderabile partecipazione al Nous, ovvero il ritorno dello Spirito a Dio, può avvenire nello scorrere del tempo.

Non è prevedibile, di conseguenza, una dannazione "in carne", un inferno eterno, poichè, a rigore di logica, non è razionale  nemmeno il processo. Tutto dovrà tornare alla fine come nella trama di un teatro, salvo possibili estinzioni, poichè non bisogna dimenticare che l'uomo proviene dall'animale, e quindi può salvarsi, ma, come è accaduto a molte altre specie, ne può condividere anche la sorte.

Un mondo che arretrasse a livello scimmiesco sarebbe ancora un mondo logico, costruito sopra un livello primitivo della emanazione divina.

 

IN  SINTESI

Come già scritto nella premessa, la teologia pitagorica deve mantenersi sul piano di una filosofia, in quanto essa si accosta, spontaneamente, a tutte le religioni più importanti.

Si accosta al cristianesimo attraverso il riconoscimento dell'uomo figlio della emanazione fisica, e quindi sacralizzato da essa.

Si accosta all'islamismo attraverso il riconoscimento dell'unico Allah inteso quale Dio all' interno e al di fuori della emanazione.

Si accosta al Buddhismo attraverso la giustificazione del tempo necessario ad ogni individuo singolo (ed all' umanità) per manifestarsi completamente. Tempo molto lungo, impossibile a superarsi in una sola vita.  Salvo nell'ultima vita.

Quale filosofia, il pitagorismo non dovrà mai diventare una gerarchia, a similitudine di quelle religiose, poichè in tal modo diverrebbe "un limitato" e perderebbe completamente la sua forza morale.

Anche l'ateismo, inteso quale "religione al contrario" sarebbe un "limitato".

L'antica teologia pitagorica non ha mai preteso che si dovesse credere a ciò che non appare razionalmente giustificabile. Il pitagorismo da basso impero, ove Pitagora compiva miracoli, non vale per il nostro discorso.

 Proprio in questo consiste la differenza tra filosofia e religione.

In altre parole, si può credere in Dio (o negli dèi) senza credere a tutto, sebbene il nostro sincero desiderio che tutto poi si concluda secondo ragione esista. La forzatura di far credere – per obbligo – con minaccia di punizioni – ciò che non si vede, e spesso e purtroppo  ciò che non è razionale, è una offesa alla intelligenza del genere umano, del quale sarà poi contraddittorio pretenderne la "centralità"-

Centrale rimane comunque in filosofia, o almeno nella filosofia pitagorica, la necessità di credere in Dio, in quanto da Dio (dalla sacralità della emanazione) dipartono tutte le esigenze morali che possono permetterci di comprendere il mondo in modo corretto.

In ambito filosofico, l'etica, la morale e la scienza devono rimanere ben distinte.

La scienza richiede un metodo particolare di conduzione del sapere, fondato sulla ripetitività dei risultati ottenuti, anche ammettendo un progressivo miglioramento degli stessi.

L'etica, in sè e per sè, non può vantare un proprio primato sulla scienza, in quanto ogni etica è un precotto confezionato da ideologie e religioni particolari.

Così, può esistere un' etica cattolica, ma anche un'etica comunista, ed anche una dei nostalgici del Fűhrer… eccetera.

Tuttavia, la scienza, adoperata senza morale può diventare un giocattolo pericoloso che può portare – si può pensare – anche alla costituzione di un buco nero durante le sperimentazioni del  CERN sulla unità della materia.

Oppure può condurci alla ricostruzione di un mostro di Frankestein.

Si può dare, pertanto, potere all'etica, all'occorrenza, di fermare la scienza.

Però, non si può dare potere all'etica di affermarsi esclusivamente come il primato di una religione o di una filosofia, o di una ideologia.

Il primato dell'etica sulla scienza, ogni volta che occorra, sarà bene sia  dato per  legge condivisa, o comunque col consenso dei cittadini a livello privato, o di uno Stato, o anche del mondo, a seconda.  Ciò vale per qualsiasi problema si presenti.

La filosofia pitagorica è democratica e libera, in quanto mira al riconoscimento della sacralità della emanazione universale e all' ottenimento della pace nel mondo.

La morale pitagorica è contenuta nella sacralità della decade. Nel bene che comprende il tutto, e nel male espressione del limitato.

 

                         CONCLUSIONE

     Quanto abbiamo già scritto  ci ha portato a renderci conto di una verità nuova, conosciuta in campo fisico,  la cui conseguenza logica però non è ancora entrata nella cultura del mondo d'oggi.
      Intendo la scoperta della unità della materia, ovvero di quel fenomeno fisico primoprdiale – già abbontemente trattato in questo sito – che può condurre entrambe le concezioni –  materialista e spirituale – ad incontrarsi intorno alla constatazione che tutto ciò che esiste  nel mondo proviene dalla medesima origine di connessione subatomica.
     Ciò conduce la filosofia pitagorica ad accettare il concetto del Dio unitario inteso come la immensa potenza universale che accoglie in sè tutte le cose della natura.
     Che poi il cercatore  personalmente creda – o non creda – nella esistenza di una mente universale alla. quale si può arrivare per logica razionale, sebbene non ancora per scienza sperimentale ripetibile, ciò non impedisce a entrambe le visioni del mondo – materialista e spiritualista – di giungere alla stessa conclusione etica, in quanto il genere umano è concepito unitariamente.
In tal modo il concetto della esistenza di Dio è comunque salvato ai fini morali, mentre non lo sarebbe  se si differenziasse a seconda dei costumi, dei luoghi, delle tribù e dei popoli. Oppure inseguendo ideologie filosofiche o politiche.
    In questo modo si può concludere che la teologia pitagorica sia molto adatta a rappresentare un mondo volontariamente preparato ad unificarsi in un futuro quanto più possibilmente prossimo.

Dio salvi l'umanità.

 

 

Osimo, 24 febbraio 2009

Condividi:
Did you find apk for android? You can find new Free Android Games and apps.