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Saverio Hernandez

La Grande Teoria

Agli albori del pensiero greco viene elaborata una concezione estetica – la Grande Teoria, secondo la definizione di Wladyslaw Tatarkievicz – che, pur non essendo direttamente riconducibile alle opere d'arte visiva, avrà molta importanze nei secoli successivi come sfondo concettuale di numerose teorie dell'arte (1).
Essa si basa sull’idea che la bellezza di un insieme consiste nella proporzione tra le parti che lo compongono ed ha la  sua prima formulazione con i filosofi pitagorici, i quali, com’è noto, ponevano a fondamento della realtà il numero.
Da tale idea discende il concetto di armonia, forse introdotto dagli stessi pitagorici.
Secondo Filolao (V sec. a.C.), allievo di Pitagora, l'armonia può essere definita come «l'unificazione del diverso» e ciò che «rende concorde il discorde». Tale definizione presuppone, da un lato, l'idea di diversità e di molteplicità e, dall'altro, quella di totalità e di unificazione; si tratta dunque di una concezione intrinsecamente dialettica della bellezza (2).

La funzione psicagogica dell'arte.
I pitagorici sono ricordati anche per un'altra teoria legata alla sfera estetica, la cui origine è probabilmente da rintracciare nelle credenze orfiche.
Secondo la religione orfica (3),  l'anima è imprigionata nel corpo a causa dei suoi peccati e potrà essere liberata da tale prigionia solo purificandosi. Tale purificazione era perseguita attraverso la musica e la danza rituali.
Forse a partire da tale credenza, i pitagorici osservarono che la musica può influire sull'anima di chi l'ascolta: la buona musica migliorandola, la cattiva musica corrompendola; è questa la funzione psicagogica dell'arte (da psychagogía, “guida dell'anima”).

La contemplazione.
I pitagorici enunciano un terzo concetto importante per l'estetica, cioè il concetto di contemplazione.
Secondo Diogene Laerzio, Pitagora paragonava la vita ai giochi sportivi, ai quali alcuni si recano come atleti, altri per fare commercio, ed altri ancora come puri spettatori. Egli riteneva quest'ultima posizione la più nobile, perché assunta né per ottenere fama, né per guadagno, ma solo per acquisire conoscenza. Seppure in questa idea siano ancora indistinte le nozioni di contemplazione epistemologica del vero e contemplazione estetica del bello, essa afferma il principio – dell'atteggiamento disinteressato rispetto al bello – (4) che si ripresenterà frequentemente nel pensiero estetico occidentale, fino alla compiuta formulazione datane da Kant nella Critica del Giudizio.

(1) Cfr. Wladyslaw Tatarkiewicz, Storia di sei Idee, Palermo 2004 , pp. 136 e segg.

(2) In particolare, i pitagorici indagarono  le basi matematica dell’armonia musicale, studiando per esempio il rapporto tra la lunghezza delle corde di una lira e il suono che ne deriva.
(3) L'Orfismo è uno dei fenomeni religiosi più importanti della Grecia antica; in esso si può scorgere uno sviluppo del culto di Dioniso, di cui mitiga gli aspetti più cruenti. Ai sacrifici animali e alle danze orgiastiche l'orfismo sostituisce infatti offerte vegetali e d'incenso, accompagnate da danze e canti liturgici.
(4) Un pitagorico ateniese attivo verso la metà del V secolo, Damone, riformulerà in termini pedagogicamente più puntuali tale dottrina. In un testo che conosciamo solo indirettamente (Areopagitico) Damone raccomanda ai membri dell'Areopago, l'alta corte di giustizia ateniese, di favorire la pratica della musica presso i giovani in quanto essa educa al coraggio, alla moderazione e alla giustizia, e di esercitare un diretto controllo sullo sviluppo delle forme musicali, il cui mutamento, così egli sostiene, può influire sul governo della città.

Schede di estetica
 


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