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Enrico Orlandini

GIUSTIFICAZIONE POLITICA
                                                               

      Ciò che scriverò in questo file è già contenuto fra le righe di tutte le pagine di questo sito; tuttavia sarà utile darne un riassunto chiarificatore.

      Iniziando dal presupposto ottimistico che in tutto il mondo, fra qualche decina d'anni, il nuovo pitagorismo possa essere sufficientemente diffuso, mi forzerò di chiarire in quale modo esso possa acquistare il diritto a convivere in una "città" universale comune.
      Si tratta di stabilire quanto  il pensiero pitagorico possa essere legittimato  a inserirsi politicamente entro una "polis" attuale; intendendo per tale, indifferentemente,  una casa, una città, una nazione, un mondo.
      In senso pragmatico,  si tratta di giustificarne l' utilità.

      IL LIBERALISMO.
      L' attenzione che i pitagorici esprimono per le cose del mondo  (per la emanazione) , potrà condurli a cercar di comprendere ogni aspetto delle future civiltà umane, allo scopo … NON di amalgamarle forzatamente,  ma di favorirne i reciproci rapporti armonici.
      Sarà la coerenza ai loro principi filosofici non ideologici a condurli a desiderare di vivere in un mondo pacificato,  nel rispetto reciproco per usi, costumi, mentalità, abitudini  di ogni popolo.
      Chiarisco: non tutte le culture del mondo  – oggi – sono pacificatrici (esistono ancora le guerre), ma il pitagorismo, quando accettato, potrebbe offrire a tutte una chiave comune di reciproca comprensione.

      Ad esempio, adoperando questa regola: –  se devi criticare una civiltà,  pensa prima alla tua.

      Un problema che, si pensa, potrà interessare le future generazioni  delle nazioni democratiche, sarà quello della risoluzione delle contraddizioni etiche conseguenti all'uso mondiale della economia di mercato.

      Resistono ancora, fra i politicanti attuali, vecchi strascici protezionisti discorsivamente allettanti.
Tuttavia,  dal punto di vista di chi desidera la pacificazione dei popoli, la libera circolazione capitalista, se ben regolata, per uno Stato piccolo come l'Italia, o grande come l'Europa, può essere ancora il meglio.
      Tolta la mentalità imperialista, è meglio che India e Cina siano ricche o povere?
      Certo ricche, costituirebbero un mercato immenso per i nostri prodotti.
      E noi, tolta la mentalità imperialista, è meglio che gli altri ci vedano ricchi o poveri? Certo ricchi, civili e rassicuranti.
      Gli è che non ci sono ancora idee molto chiare su questi punti e che l'avvenire, purtroppo, non si sa in quali mani riposi.
      Nella politica globale del mondo, la pace viene desiderata, ma non ancora perseguita coerentemente.

      Nei momenti di crisi si manifestano situazioni entro le quali si evidenzia drammaticamente il problema:

      "Salvare gli operai (e l'industria) o farli lavorare in passivo a danno della economia globale del Paese?"

      Questa sarebbe una contraddizione "normale" del liberalismo, la quale richiederebbe, per essere risolta, il miglioramento delle regole di convivenza del capitalismo internazionale.

      Occorre considerare che, sino ieri, le regole del capitalismo nazionalista (anche comunista) ci portarono alla guerra.

      Se il capitalismo diventa internazionale (politicamente "utile") allora, per renderlo tale, occorre coerenza di regole, (anche sindacali, anche politiche a livello di governi), che non ci sono.


      Nel secolo scorso, nei periodi più caldi, quanto più  le minacce nucleari incombevano, vennero di moda i rifugi antiatomici. Tutti i capi politici e di esercito se ne costruirono. Per dare ordini a chi?
      Ci vollero un papa integralista, che però aveva conosciuto la realtà della guerra, e nell' URSS  un capo di governo stravagante, di cuore anarchico, per porre fine alla guerra fredda.
      Oggi il pericolo atomico è di nuovo alle porte di casa.

      Nel mondo occidentale,  un problema culturale centrale riguarderà le  sempre più evidenti contraddizioni del liberalismo.

      Ad esempio, nello "Spirito delle Leggi" Montesquieu scrive:
      "… Non ci vuole molta probità perchè un governo monarchico (assolutista)  (1) o dispotico si mantenga o si sostenga… ma in uno Stato popolare ci vuole molto di più, che è la VIRTU'… poiché è chiaro che in una monarchia (assolutista) dove chi fa eseguire le leggi si giudica al di sopra delle leggi stesse, si ha minor bisogno di virtù che in un governo popolare, dove chi fa eseguire le leggi sente di esservi sottomesso lui stesso e di portarne il peso".

      Dalla educazione liberale però, e qui possiamo citare Dewey, Pestalozzi, Pareto,  Whitehead, lo stesso Croce, e un numero infinito di buoni educatori viventi,  ci si aspetta  – per conseguenza logica – la liberazione positiva della personalità dell'allievo (ne abbiamo scritto nel "Manuale del politicante da caffe'").
      Ora ammettiamo (pure se non sempre è così), che la scuola esprima una effettiva educazione liberale e che la famiglia ne esprima un'altra altrettanto positiva.
      Nella vita di un giovane tutto esprime educazione: la scuola, la famiglia, la strada.
      Ora, la natura del liberalismo è tale che esso – nella strada –  libera l'uomo dalle paure dei poteri che stanno sopra di lui, e quindi,  se pur crea codici capaci di qualità di vita migliore rispetto a quelli del dispotismo, pure facilita – sempre "nella strada" – il  "libero dispotismo dei singoli".
      Per cui bisogna ammettere che, rispetto ai paesi dispotici, nei paesi liberi – in strada – di delinquenza ce n'è di più.
      Una delinquenza che dalla strada arriva al potere politico.
      Quindi ha ragione Montesquieu a definire la VIRTU'  necessaria alle democrazie.
      Ora, non sarà peregrino pensare che i pitagorici con la loro cultura potrebbero essere molto adatti – nella strada – ovvero, negli usi pratici, a contrastare, per la loro stessa natura filosofica, il libero  "dispotismo dei singoli".

 

      LE RELIGIONI.
      Come si porterà il pitagorico  riguardo alle religioni? (Tutte le religioni).

Certamente in modo coerente alla propria cultura,  ovvero con il massimo rispetto per tali istituzioni, ma senza lasciarsi condizionare (o impressionare)  dalla pretesa alla sottomissione completa ai  catechismi, che i pitagorici potrebbero ritenere ingiustamente invasivi.
     Si noti che il pitagorismo – oggi –  non potrebbe avere catechismi, ovvero obbligazioni, ma soltanto una teologia non canonica interna alla propria filosofia.
    Perchè ognuno vanta la civiltà che ha, ed ognuno è arrivato dove è arrivato. 
    Il problema rimane di natura etica. Chi può giustificare la frase "ti obbligo a pensarla come me"?

      Ammettiamo, per amor di teatro, che io veda passare, per Osimo, una donna col burka.
      Potrei pensare, è un giornalista che vuol descrivere le reazioni dei passanti, o un buontempone, o siamo in tempo di carnevale.
      Se invece si trattasse realmente di una donna musulmana, allora si aprirebbe un contenzioso a due corna.
       Un passaggio "innocente" dovrebbe essere tollerato, mentre un passaggio pubblicitario, "missionario", potrebbe costituire un problema serio. Ma come distinguere le intenzioni?
      Perchè, trattata da una religione, una proposta estetica dovrebbe essere considerata imposta.

      Perchè non bisogna dimenticare che i costumi islamici (è stato scritto nel "buon religioso da caffè") antecedono di molto la predicazione di Maometto, e che quindi non dovrebbero essere considerati "religiosi". Questa è una contraddizione cronica che l'islamismo si porta dietro da quando è nato.

      Di altrettanto, i pitagorici  dovrebbero mai porre al mondo problemi di "pitagorizzazione".
      Si può giocare con l'estetica, ma non mai imporla. Sarebbe come imporre di digiunare, o rendere obbligatoria  una pietanza. Nessuna filosofia lo farebbe.
      Ognuno è quello che è, ed è giusto che lo si dica, che lo si sappia.
      Si può insegnare filosofia pitagorica, però l' intenzione della  "conquista del mondo", da parte di una cultura (di qualsiasi cultura) non dovrebb'essere più accettata, nè spacciata per civiltà.      

      PROBLEMI SOCIALI.                                      

      Riassumo rapidamente alcuini concetti di fondo che nel nostro sito sono già stati utilizzati in teologia, in quanto essi hanno importanza nella valutazione del sociale.
      La individualità umana non può essere giustificata "per sè" senza che ne derivi una contraddizione con le leggi della natura.
      Ciò perchè la individualità umana non è eterna; immaginarla tale, sulla terra,  sarebbe come abolire la morte.
      Piuttosto, ogni persona deve essere giustificata come facente parte di una "umanità" entro la quale tutti siamo presenti come "creature di passaggio".
      Per andare dove? Nella salvezza dell'Uno, ma solo dopo aver superato le miserie umane. Non pertanto come  persone.
      Per il principio orfico-pitagorico noi siamo la medesima "anima" che passa da un corpo all'altro e che si riproduce attraverso lo sperma.

      Così, io potrei dire al signor Mario Rossi: fai quello che puoi, ma fallo con buona coscienza, e fallo bene, perchè, se rovini la società del futuro, domani potresti trovarti tu dalla parte di coloro che sono colpevoli soltanto di essere nati all'interno di un mondo contraddittorio.
      E non sperare di avere vissuto soltanto per arricchire te stesso e di ottenere una rinascita interna al tuo proprio sangue:
      Quando, in un'altra vita, dirai: – io sono stato Napoleone – i presenti si faranno beffe di te.

      Meditare su  ciò, da parte di qualsiasi persona, è importante, ed un tale pensiero dovrà rimanere "pitagorico" e occidentale (pure se proveniente da molto lontano), nel senso che non si dovrà pensare a ciò come a una giustificazione per proporre una società suddivisa in caste.

      Ogni persona deve vivere libera, anche –  se lo desidera –  in modo avventuroso, ma deve considerarsi, contemporaneamente, "tutti", sapendo giudicare il prossimo in modo corretto, ovvero per il grado di civiltà che esso porta con sè.

      Anche la giustificazione  dell' umiltà appare contraddittoria qualora si consideri la vita umana  "di passaggio" in senso cristiano.

      Per andare dove? Al processo.

      Ma il processo può riguardare una persona eternamente individua, non una "di passaggio".

     

      Il "bene del prossimo" è inteso come miglioramento del vivere comune.
      La virtù della carità è considerata positiva quando salva una vita, indipendentemente dalle conseguenze che produce.
      Tuttavia, spesso, la carità non riesce a realizzare il bene del prossimo, e questa è un'altra contraddizione del liberalismo, risolvibile soltanto nel tempo lungo, entro il quale i pitagorici, grazie al loro retaggio filosofico orientato sulla "armonizzazione" sociale, dovrebbero  essere considerati  utili per qualsiasi partito di destra o sinistra, dato che oggi non esistono più partiti politici dichiaratamente "antisociali".

      Nel prendere in considerazione l'introduzione delle correnti immigratorie straniere nel mercato industriale, occorre considerare che, a differenza di quanto avveniva in tempi passati in cui l'adeguamento della forza lavoro (in Europa) avveniva dalla campagna all'industria e poneva soltanto il problema dell'adeguamento tecnico; oggi i nuovi processi migratori extraeuropei pongono problemi culturali più complessi, per la risoluzione dei quali il pitagorismo sarebbe benefico, specialmente se proveniente "da fuori".

      In conclusione, ritengo che un loro spazio politico, nella nostra società liberale – occidentale, i pitagorici potrebbero facilmente trovarlo,  non solo, ma che sarebbero anche molto utili a risolvere situazioni sociali e umane, di qualsiasi tipo.

      Considerando l'aspetto dinamico della nostra civiltà tecnica, non può esser facile prevedere problemi relativi alla società futura, quale, ad esempio, essa sarà fra venti o trent'anni. Conosciamo tutti i vecchi problemi storici provenienti dal "macchinismo", ed oggi dalla "civiltà del computer".
       Già Marx commise l'errore di elaborare, con troppo anticipo, leggi che poi si sarebbero trovate in arretrato con la  "modificazione del tempo" e avrebbero pesato come macigni sul "libero fare" dei comunisti.
     
       Anche questo nostro sito pitagorico è frutto di una imprevista "modificazione del tempo". Infatti ieri un vecchio pensionato come me  non avrebbe potuto comunicare "fuori professione" pure avendone la cultura riconosciuta da un titolo.
     
      Chi ritenesse, come cittadino, di poter utilizzare l'art. 3 della nostra Costituzione (2) allo scopo di contribuire personalmente alla diffusione del pitagorismo, non comunichi con me, ma  si costruisca un sito per conto proprio, agendo in autonomia, mantenendosi però sempre coerente alla libertà, intesa in modo quanto più possibile, rispettoso del prossimo e non volgare.   

      I problemi da analizzare, oltre quelli della cultura di scuola, sono numerosi e molto importanti.

E sarebbe piacevole trovare cittadini capaci di profonda autonomia di giudizio, trattare i numerosi problemi umani di convivenza, etici, economici.  ad esempio, attraverso siti internet nuovi, originali.

      Sono convinto che il punto di vista pitagorico potrebbe  applicare correttamente il pensiero liberale, adattandolo alla struttura sociale in modo costruttivo, indipendentemente, in favore di qualsiasi partito.
      Questa potrebbe essere una strada, anche se una parte di tali siti sarebbe meglio fossero relizzati all'estero, anche fuori d'Europa, in varie lingue.
      Ci vorrà molto tempo per arrivare a questo, ma se non ci si arrivasse sarebbe peggio.
      Per quanto ci abbia pensato e meditato sopra, non sono riuscito a trovare il beneficio che recherebbe  alla società civile mondiale la distruzione, o almeno il letargo, del pitagorismo, del quale, nel mondo d' oggi ci sarebbe effettivo bisogno.

   Enrico Orlandini
      Osimo, 11 febbraio 2010.


      NOTE:  (1) – MONTESQUIEU. Lo Spirito delle Leggi. Libro III. Del principio della democrazia.III.
E' noto che, nel tempo in cui scriveva, Montesquieu non poteva riferirsi alle monarchie costituzionali sorte tutte (dopo la costituzione dell'Inghilterra), dalle rivoluzioni liberali dell' Ottocento.

                     (2) – COSTITUZIONE ITALIANA. – Principi fondamentali. Art. 3. Secondo comma.
E' compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli  di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

POSTILLA ALLA NOTA 2. –  Sarà bene ricordare l'importanza che può avere oggi internet per chi voglia avvalersi dell'art- 3 della costituzione italiana per ottenere (nel modo da lui scelto) lo "sviluppo della (propria) persona umana".

 
 

     

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