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PARTE TERZA
 
 
 
Raffronto delle dottrine di Kant
con la fisica moderna
 
 
 
Reinterpretazione dell’”a priori” kantiano
 
 
 
 

Venendo ora al raffronto delle dottrine di Kant con la fisica moderna, appare a prima vista che il suo giudizio centrale dei giudizi sintetici a priori è stato completamente ambientato, nel nostro secolo, nelle scoperte attuali. La teoria della relatività ha mutato le nostre concezioni sullo spazio e sul tempo, delle quali non si ha traccia delle forme a priori kantiane. La legge di causalità non è più applicata nelle teorie dei quanta e la legge di conservazione della materia non risulta più vera per le particelle elementari.
Questa proposizione, che appare del tutto rivoluzionaria, dà la misura dell’aspetto rivoluzionario delle scoperte della fisica moderna. Per di più i concetti a priori che Kant considerava come una indiscutibile verità, non sono più accolti nel sistema scientifico della fisica moderna.
Essi formano, tuttavia, parte essenziale di questo sistema, in un senso alquanto diverso. Nella discussione della teoria dei quanta è stato messo in rilievo che noi usiamo i concetti classici nel descrivere la nostra attrezzatura sperimentale e, più in generale, nel descrivere quella parte del mondo che non appartiene all’oggetto dell’esperimento. L’uso di questi concetti, includenti spazio, tempo e causalità, è in effetti la condizione per osservare gli eventi atomici, i quali, in questo senso, appaiono “a priori”.
Ciò che Kant non aveva previsto era che questi concetti a priori potessero essere le condizioni per la scienza e avere nello stesso tempo un’aria di limitata applicabilità. Quando facciamo un esperimento dobbiamo assumere una catena causale di eventi che conduce all’evento atomico attraverso l’apparecchiatura sperimentale, fino all’occhio dell’osservatore; se non si ammettesse tale catena causale nulla si potrebbe conoscere circa l’evento atomico.
Dobbiamo tuttavia ricordare che la fisica classica e la causalità hanno solo un’area limitata di applicabilità. Questo è stato il paradosso fondamentale della teoria dei quanta, che non poteva essere previsto da Kant. La fisica moderna ha trasformato l’affermazione di Kant riguardante la possibilità dei giudizi sintetici a priori, da metafisica in pratica. I giudizi sintetici a priori hanno, di conseguenza, il carattere d’una verità relativa.
In questa reinterpretazione l’”a priori” kantiano è connesso indirettamente con l’esperienza in quanto è stato formato attraverso lo sviluppo della mente umana in un passato remotissimo.
Il biologo Lorentz ha una volta confrontato il concetto a priori con quelle forme di comportamento che sono chiamate, negli animali, forme ereditarie o schemi innati. E’ difatti plausibile che per certi animali primitivi, spazio e tempo siano diversi da ciò che Kant definisce la nostra intuizione pura dello spazio e del tempo. Essa può appartenere soltanto alla specie “uomo”, ma non al mondo come indipendente dall’uomo.
La fisica moderna è stata, in questo caso, adottata come esempio per controllare i risultati di alcuni importanti sistemi filosofici del passato. Ciò che abbiamo appreso, specialmente dalla discussione sulle filosofie di Cartesio e di Kant, può forse essere espresso nel modo seguente: non ogni concetto o parola che si siano formati in passato attraverso l’azione reciproca fra il mondo e noi, sono in realtà esattamente definiti rispetto al loro significato; vale a dire, noi non sappiamo fino a qual punto essi possono venire applicati ad un ampio settore dell’esperienza interna od esterna, ma non conosciamo praticamente i limiti della loro applicabilità. Questo è vero anche nel caso di concetti più semplici e più generali come, ad es. “esistenza” e “spazio – tempo”. Perciò non sarà mai possibile, con la pura ragione, pervenire a qualche verità assoluta.
I concetti possono, tuttavia, essere nettamente definiti riguardo ai loro rapporti. Questo è ciò che avviene quando i concetti divengono parte di un sistema di azione e di definizioni che possono essere applicabili rispetto a quel campo d’esperienza. Ma i limiti di applicabilità non saranno, in generale, noti, almeno in modo preciso.
Anche se ci siamo resi conto del fatto che il significato di un concetto non è mai definito con precisione assoluta, alcuni concetti formano una parte integrale dei metodi scientifici, poichè essi rappresentano, per il presente, il risultato finale dello sviluppo del pensiero umano nel passato, anche nel passato più remoto; essi possono anche essere ereditati e sono, in ogni caso, strumenti indispensabili per compiere opera scientifica ai nostri tempi. In questo senso essi possono essere considerati, praticamente, a priori. Ma ulteriori limitazioni alla loro applicabilità potranno essere scoperte in futuro.
Riconsiderando le diverse serie di concetti che sono state formate nel passato, e quelle che verosimilmente potrebbero venir formate nel futuro, nel tentativo di aprirci la nostra strada nel mondo per mezzo della scienza, vediamo che esse appaiono in base all’incremento che nella serie assume l’elemento soggettivo.
La fisica classica può venir considerata come quella idealizzazione per cui noi parliamo del mondo come di qualcosa di interamente separato da noi stessi. Le prime tre serie corrispondono a questa idealizzazione. Soltanto la prima serie si accorda pienamente con l’”a priori” della filosofia kantiana.
Infatti, dato che la prima serie è costretta a salire una linea ben definita, ha perciò un carattere d’assoluta necessità, ed è impossibile immaginare, in essa, delle eccezioni. Per questo motivo essa deve essere “a priori”, così come stabilisce il concetto kantiano.
Nella quarta serie, quella della teoria dei quanta, l’uomo, quale soggetto della scienza, viene pienamente chiamato in causa dalle domande che sono rivolte alla natura nei termini a priori della scienza umana.
La teoria dei quanta non permette una descrizione completamente oggettiva della natura.
In Biologia, può essere importante far rilevare che le domande vengono poste dal genere uomo, che appartiene esso stesso alla famiglia degli organismi viventi; in altre parole, che noi già sappiamo che cosa è la vita anche prima di averla scientificamente definita. Non sarebbe forse opportuno speculare sulla possibile struttura delle serie di concetti che non si sono ancora formate.
Quando si confronta quest’ordine con le più vecchie classificazioni che appartengono ai primi stadi della scienza naturale, si vede che il mondo è stato ora diviso, non in diversi gruppi di oggetti, ma in diversi gruppi di connessioni.
In un periodo più antico della scienza si distinguevano, ad esempio, come gruppi diversi, minerali, piante, animali, uomini. Tali oggetti venivano assunti, secondo i vari gruppi, come di comportamento di forze diverse. Noi sappiamo ora che si tratta sempre della stessa materia, degli stessi vari componenti chimici, i quali possono appartenere a qualsiasi oggetto, a minerali come ad animali o a piante; anche le forze che agiscono fra le diverse parti della materia sono infine le stesse in ogni genere di oggetti.
Ciò che può essere distinto è il tipo di connessione che principalmente importa in un certo fenomeno. Per esempio, quando parliamo dell’azione di forze chimiche, noi intendiamo indicare un tipo di rapporto più complicato ed in ogni caso diverso da quello espresso nella meccanica newtoniana. Il mondo appare così come un complicato tessuto di eventi, in cui rapporti di diverso tipo si alternano, si sovrappongono e si combinano determinando la struttura del tutto.
Quando noi rappresentiamo un gruppo di nessi con un sistema chiuso e coerente di contatti, di assiomi, di definizioni e di leggi, rappresentate a loro volta da uno schema matematico, noi abbiamo, di fatto, isolato e idealizzato questo gruppo di nessi, allo scopo di una chiarificazione. Ma anche se in questo modo viene raggiunta la chiarezza completa, non si sa con quale esattezza la serie di concetti descriva la realtà.
Queste idealizzazioni possono essere considerate come una parte del linguaggio umano che si è formato dall’azione reciproca fra noi e il mondo, una risposta umana alla sfida della natura.

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