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LEONIDA  DA  TARANTO
 
 

 
 n o t e

 

(1)   Lett.: lo porto entrando nell’Ade.
Il Waltz annota: Il n’est guère possibile de ne pas rapprocher de cette épigramme plusieurs endroits des Dialogues des morts de Lucien, entre autres le dialogue 27.
 
(2)   Di Diòtimo o di Leonida.
 
(3)   Di Anite o di Leonida
 
(4)   Versi imitativi di questo epigramma e del (21) VII 665 furono composti da Giuliano l’Egiziano e presentati al VII 582 dell’Antologia palatina:
Giunto nell’Ade, o naufrago
non accusare i marosi, ma il vento.
E’ lui che ti ha vinto.
Ma l’onda amara t’ha rotolato
dolcemente a riva
accanto alle tombe dei tuoi. 
                (trad. pers.)
 
(5)   “Slegare le gomene dalla tomba di un naufrago” era un proverbio diretto a chi si accingeva a una impresa temeraria compiendo all’inizio, anziché un sacrificio propiziatorio, una profanazione. (Si veda l’epigramma successivo).
 
(6)   Euros, vento dell’Est.
 
(7)   Verso l’inizio della primavera.
 
(8)   Arcturus, la stella più luminosa della costellazione del Bootes, visibile tutto l’anno nell’emisfero settentrionale. Il poeta si riferisce qui, probabilmente, alle burrasche estive, essendo la primavera simbolizzata da Orione tramontante. (Vedi (8) VII, 273, etc.).
 
(9)   Maronide è nome d’imitazione letteraria, come giustamente rileva il Waltz: Maron, fils d’Evantheus, épargué par Ulysse, lui avait donné amphores d’un vin admirable qui fit danser Polyphème. (Odissea IX, 196-211; Euripide, Ciclope, 141 ; Teocrito, id. VII, 151-153). Un epigramma quasi uguale si trova poi in VII 353, composto da Antipatro di Sidone.
 
(10)         Aggiunzione alla VII, 472 riconosciuta poi indipendente.
 
(11)     “Fuggi una vita tumultuosa”. In questo senso traduce il Waltz.
 
(12) Rammenta il Waltz che il passo seguente fu imitato da Andrea Chénier nell’Idylle XVII, v. I. sq.
Bergers, vous dont ici la chèvre vagabonde
La brebis se trainant sous la laine féconde,
Au front de la colline accompagnent le pas…
                       E in seguito : (v. 9-20)
  Que vos agneaux au moins viennent
   près de ma cendre…etc.
 
(13)  Ortone era nome usuale in Siracusa, come a volte confermano le fonti storiche. E’ molto probabile che tutti gli epigrammi di Leonida, se pure non incisi, si riferiscano a morti veri, per i quali il poeta avrebbe ricevuto commissione di commemorare.
 
(14)    Passo di dubbia interpretazione, che il Waltz commenta in questo modo: “Au lieu de jouir de ma patrie, je suis venu mourir d’un accident; ou bien, mort dans les deux cas, jaurai, dans ma patrie, un large espace et non un coin parcimonieusement mesuré comme ici, le coin des étrangers.
 
(15)   Stazza, sta qui per profondità, capienza.
 
(16)    Il testo greco è oscuro, ma certamente dà l’idea di un lavoro inutile al telaio paragonato all’idea della vita umana priva di scopo. Il tessuto che non si riesce a ottenere è la ragione ultima della esistenza umana. La meditazione è caratteristica dei tempi. Anche il Waltz interpreta in questo modo. Quasimodo, Bignone e Gigante offrono una interpretazione diversa.
 
(17)   Cerca secondo le tue forze, poiché non è possibile indagare oltre le proprie capacità.
 
(18) O “puleggio” Menta pulegium, così il Waltz.
 
(19)   Aggiunzione.
 
(20) Di Leonida o d’Antipatro di Sidone.
 
(21) Bignone traduce: quegli che iroso latrava contro suo padre, Ipponatte.
 
(22) Aggiunzione.
 
(23)    Testo particolarmente difficile che, in questo caso, è stato risolto con una traduzione interpretativa. Per un approfondimento sul testo greco è consigliabile riferirsi all’opera del Waltz Cfr. Pierre Waltz. Antologie Grecque: Première partie. Anthologie Palatine. Tome IV et V. Texte établi par Pierre Waltz. Deuxième édition. Paris. Société d’édition « Les belles lettres » 1960. Traduit par A. M. Desrousseaux, A. Dain, P. Camelot, E. des Places, M.lle Dumitrescu, H. Le Maitre et G. Soury.
 
(24)      Cratego, sta qui per biancospino. Secondo il Waltz si tratterebbe del Rhammus paliurus.
 
(25)    Alcmano, come informa la VII, 18 di Antipatro di Tessalonica, era, probabilmente, un lidio di Sardi condotto in Sparta come schiavo (Cratete, ap. Suda). Una testimonianza di Eraclide pontico (ap. Suda, fr. 2) ci informa che fu liberato per la sua bravura di musico. Il Waltz traduce in questo modo: “Le gracieux Alcman, le cygne chanteur des Hyménées, dont les accents furent dignes des Muses, est dans ce tombeau, grande faveur pour Sparte, ou le poète, ayant rejeté le fardeau enroulé autour de son corps (a) s’en est allé dans l’Hadès. – (a). C’est le fardeau de l’ésclavage, qui le tenait, pour ainsi dire, ligoté.
 
(26)    Ricostruzione interpretativa. Il testo è di difficilissima traduzione letterale. L’importanza di questo epigramma leonideo è posta in rilievo dal Waltz. Esso, infatti, è servito di modello per ben altri sette brani, di Antipatro Sidonio (fl. 130 a.C.) (VII, 423-427) Meleagro di Gàdara (428) e Alceo di Mitilene (429), tutti descriventi ornamenti allegorici.
(27)      Qui si intende la lancia da guerra.
 
(28)      E qui la lancia da caccia.
 
(29)      Il Waltz così interpreta: “Sans doute parce que son tombeau, placé, comme dit le poète, sur le bord de la route, sert de poteau ou de borne indiquant le chemin.
 

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